Il Teatro inutile è approdato al Celacanto in questi cinque giorni con tutto il suo carico di scanzonata e magica euforia. Due Lune e due facce di questo nostro percorso di cittadinanza attiva. A guidare la compagnia sulla scena del Celacanto è Giovanni con cui, è venuto naturale interagire e interrogarsi sui paradossi del mondo reale. Con Giovanni è sempre così: il bello e il brutto di una stessa medaglia, il disagio e la voglia di essere liberi in cerca di un centro di gravità permanente, come direbbe Battiato.

 

La cena di benvenuto si è fatta attendere ed annunciare, mentre Biagino, divertito, metteva per noi buona musica.  Il Teatro è fatto di prove e di improvvisazione. Della compagnia tutti lavorano in Tenda a un ricco programma di eventi e spettacoli a cui si può partecipare e contribuire liberamente. Libero non è gratis, ribadisce Giovanni, il perché, lo spiega bene Pierpaolo, con una massima dal fondo galleria: “quando è gratis la merce siete voi!”

Il menù e il buon vino della tavola ci ha ripagati della attesa, fioccano i ringraziamenti a Valentina, la prima donna del Benvenuto in cucina a cui fa seguito un brindisi di Geri, di tutto rispetto, in ricordo e in memoria del grande Guglielmo e i suoi bollenti spiriti.

Conosciamo dai tempi di Acqua allu puzzu la magia dell’accadere e come tutto accade se lo si lascia accadere, si è parlato della Consulta di Tricase, dell’importanza degli spazi e della fatica che comporta essere fedeli protagonisti di percorsi di produzione di utilità pubblica e sociale. A rendere questa avventura una strana alchimia l’aria contagiosa dell’arte che ha ispirato gli allestimenti e le atmosfere di questi giorni compresa quella del neo mercatino del sabato pomeriggio.   

Ho chiesto a Lara ragguagli in più sul teatro e del perché detto inutile e come mettere insieme la sua funzione sociale in questo gioco perverso di parole…. il bello della Gallery è proprio questo: il sapere che si svela dietro le quinte…il teatro, la poesia, la danza, l’arte in generale non serve a nessuno e nessuno, è uno spazio aperto in cui ciascuno di noi può donare e ritrovare sè stesso ed è in questa accezione che fare arte assolve ad una funzione sociale. L’invito alla libera espressione e alla disobbedienza è stato accolto dai ragazzi del professionale Don Tonino Bello in un clima di ludico brainstorming a cui hanno preso parte anche le insegnanti provocate a farlo. Piano piano piano viene il bello se c’è autodeterminazione seguita da una scelta. L’arte rende liberi e il senso del limite cittadini responsabili.   

Cosa è rimasto di questa residenza al Celacanto? L’anima scenica di presenze come Lara, Marcello e Francesco, Il senso dell’ironia e l’arte del gioco dello spettacolo; nuovi interrogativi e nuovi spunti creativi per spiriti bollenti; un cartello permanente di assaggi e degustazioni teatrali inutili in segno di una rinnovata prostituzione artistica a piacere che apriremo su prenotazione.

Sul finale, il saluto di arrivederci, è stato un cantare collettivo e in totale libertà per un totale di due lune, a riprova del grande potere dell’arte.